Parole in gioco: dalla pittura rupestre all'IA

Continuità didattica SI
L’uomo, nelle caverne del Paleolitico, lascia per la prima volta un segno del suo passaggio: figure di animali, mani, simboli tracciati con pigmenti naturali.
Nasce così la pittura rupestre, prima forma di comunicazione visiva, istintiva e potente. Con essa, l’essere umano comincia a raccontarsi, a tramandare, a comunicare con il proprio gruppo. Questo gesto segna l’inizio di un lungo viaggio nella storia della comunicazione. Il percorso prosegue in Mesopotamia dove, per necessità contabili e amministrative, nasce la scrittura cuneiforme. Su tavolette d’argilla, gli scribi incidono segni che danno ordine al mondo e rendono permanente ciò che prima era solo orale. In Egitto, invece, la scrittura è quella geroglifica: sacra, simbolica, articolata, legata alla religione e al potere dei faraoni. Con i Fenici arriva l’alfabeto fonetico, semplificato e facilmente trasmissibile, che i Romani fanno proprio e diffondono in tutto il loro impero.
La scrittura latina si afferma come fondamento culturale dell’Occidente. I libri nascono lentamente, prima su rotoli di papiro, poi su pergamene miniate copiate pazientemente dagli amanuensi nei monasteri medievali. La grande rivoluzione arriva nel XV secolo con l’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg: il sapere scritto diventa accessibile, le idee si diffondono in modo capillare, la cultura si democratizza. Oggi, il linguaggio ha compiuto un nuovo salto evolutivo: è l’era digitale. Le parole non solo vengono scritte, ma anche generate, elaborate e comprese dalle intelligenze artificiali, attraverso i prompt.
La comunicazione è diventata interattiva, veloce e globale. Ma quel primo gesto dell’uomo, il desiderio di lasciare un segno, rimane, alla base di tutto.










